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Canyoning. Discese ardite e arrampicate emozionali



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L'Essere Umano aspira potentemente “a conoscere” per raggiungere il proprio benessere, e questa sua aspirazione si rivolge in quattro direzioni: al di sotto di sé, intorno a sé, dentro di sé e sopra di sé.

Con il canyoning le esploriamo tutte quante: tuffandoci nelle acque sotto di noi, guardandoci intorno nel cuore inaspettato della montagna, richiamando a noi il coraggio di fare un passo oltre… e guardando poi la strada fatta sopra di noi.

La mia esperienza di torrentismo (o canyoning), calandomi nelle gole rocciose, cavalcando l’acqua o scendendo in cordata, mi ha fatto pensare a tutte le volte che provo ad analizzare il profondo della mia anima, mi piacerebbe trovare un modo o una via che sia efficace sempre… ed invece ogni volta, per andare in profondità e conoscere un ulteriore pezzo di me, mi trovo a dover cercare risorse sempre diverse… come nel canyoning.

Ma cercare di scivolare un po’ su quello che ci succede nel quotidiano, no?


E la risposta è ancora una volta il canyoning… che ci fa scivolare nei toboga, scivoli naturali delle grotte… e magari anche su una giornata storta.

Quindi…questo canyoning dà benessere da qualsiasi parte “lo si volti”?

Esatto.


Tuffarsi, scivolare, calarsi, nuotare, camminare

Il canyoning – o torrentismo – è una disciplina sportiva outdoor che consiste nel discendere fiumi, torrenti e piccole cascate, alternando camminata, scivolate su roccia, tuffi e calate con funi, all'interno di canyon, ovvero dove l'acqua ha scavato, nel corso dei millenni delle profonde gole. Alla scoperta degli angoli più segreti delle montagne, scivolando nei toboga scavati dal lavoro millenario dell’acqua, calandosi con le corde, tuffandosi, troviamo una nuova dimensione dell'acquaticità, dove l'ambiente naturale è tra i più irraggiungibili e nascosti che si possa immaginare. Tra tutte le attività acquatiche outdoor, il torrentismo è forse quella con il maggior coinvolgimento fisico e paesaggistico.


L'ambiente in cui si svolge, comunemente detto forra, è per sua stessa natura inospitale: un percorso tipico di torrentismo si svolge all'interno di gole profondamente scavate nella roccia, caratterizzate in genere da forte pendenza; gli ostacoli sono quindi costituiti da cascate, salti di roccia, scivoli, corridoi allagati, laghetti; è quindi impossibile la progressione a ritroso…l'uscita dal canyon avviene solo al suo termine o in corrispondenza di scappatoie, se presenti.

Non sempre l'acqua è presente in forra; la presenza o meno di questo elemento determina le attrezzature e le tecniche utilizzate. Come detto, la progressione avviene in discesa, grazie a calate su corda e arrampicate verso il basso (dette "disarrampicate"); in presenza di acqua anche con tuffi e scivolate sui cosiddetti toboga (scivoli naturali).

Inizialmente le tecniche adottate furono di tipo speleologico o alpinistico, in seguito sono state adottate tecniche specifiche, sempre di derivazione speleo-alpinistica ma modificate in virtù dei rischi legati alla presenza dell'acqua.

La storia

Il primo uomo che approcciò questi ambienti con mentalità “torrentistica” fu il grande speleologo francese Eduard Alfred Martel, che, negli anni a cavallo fra XIX e XX secolo, compì alcune imprese straordinarie quali la traversata della grotta di Bramabiau nella Tarn o la discesa del canyon del Verdon. Fu comunque negli anni ‘60 e nei primi anni '70 che, sempre ad opera di speleologi francesi, cominciò una sistematica esplorazione dei canyon dei Pirenei e della Provenza, le due vere culle di questo sport.

In Italia le poche forre esplorate negli stessi anni erano in realtà frequentate dagli speleologi, non tanto in ottica sportiva ma come possibili accessi a grotte, e da rocciatori, a scopo di ricerca per compagnie idroelettriche;


Negli anni Novanta il torrentismo comincia a diffondersi a macchia d'olio negli ambienti speleologici del Club Alpino Italiano e della Società Speleologica Italiana che raccoglie praticanti provenienti anche da altri contesti sportivi (alpinisti, canoisti, ecc.)

3 domande chiarificatrici

CHI PUÒ FARE CANYONING?

Così come è strutturato, cioè con la presenza di una Guida certificata, il canyoning è adatto a tutti (età minima 11-12 anni). Ci sono percorsi di varie difficoltà. Ovviamente per un neofita servono percorsi facili, anche se si è accompagnati da una Guida certificata, non occorre un allenamento particolare e nessuna conoscenza tecnica ma bisogna saper nuotare.


CHI ACCOMPAGNA LE PERSONE CHE PROVANO IL CANYONING?

Una Guida accompagnerà sempre il gruppo. Una Guida Canyon, in percorsi facili, può accompagnare fino a 10 persone. Oltre tale numero intervengono altre Guide in rapporto al numero dei partecipanti. Chi accompagna dovrebbe essere una Guida Alpina abilitata al canyoning o una Guida Canyon AIGC.


PERCHÉ PROVARLO?

Permette di esplorare angoli di natura spesso selvaggia, difficili da raggiungere in altri modi, dandoti la sensazione di entrare dentro la montagna… ma soprattutto le sensazioni che regala sono uniche, perché hai costantemente la sensazione di superare quelli che fino a poco prima ti sembravano essere i tuoi limiti.


E siamo arrivati/e alla fine del nostro percorso, tra gole inesplorate e discese nell’io… è risaputo infatti, che l’acqua da sempre è legata alle emozioni, e il benessere psico-fisico che ci pervade dopo la discesa ci farà riflettere quanto il nostro corpo ancora una volta, rinforzi il nostro equilibrio psicologico… facendoci sentire più sicuri/e ed indipendenti.


D’altronde, noi stessi siamo fatti d’acqua.


"Gli esseri umani sono il modo che l’acqua ha trovato per andarsene in giro anche lontano dai fiumi".

(Anonimo)


Dott.ssa Erika Morri




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