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Camminare: voce del verbo amarsi

Amarsi un po’… è come bere…

Canta Lucio Battisti, e in questo articolo post natalizio (periodo preceduto dal consumo di grossi quantitativi di cibo, di gioia e di tempo libero) vorrei mettere il focus su uno sport anarchico: “la camminata”.

Anarchico perché non ha un DOVE, in quanto si può fare dove si vuole; non ha un QUANDO, non si sottomette ad orari di apertura o chiusura; non ha un COME, non ha bisogno di istruttori in quanto è la cosa più naturale che ci sia… come bere, e ci viene insegnata sin dall’infanzia. Ma ha un grande perché: AMARSI.

Perché camminare fa bene al corpo, alla mente e all’anima, in quanto volendo, si può fare in compagnia, aumentando così anche la socializzazione.

I filosofi e i pensatori classici camminavano in cerca della verità, del confronto e dello scontro, bramosi di risposte.

Artisti, scrittori e musicisti camminavano invece per stimolare l’immaginazione, trovare la musa ispiratrice, comporre, creare, trasformare parole, forme e colori.

Aristotele teneva le sue lezioni proprio mentre si camminava e, parecchi secoli dopo, Kierkegaard era convinto che i pensieri migliori gli venissero proprio nella stessa maniera…camminando.

C’è poi chi ha camminato per affermare i propri diritti, come Gandhi o Martin Luter King, per promuovere un ideale di indipendenza, prestare fede alla parola data, con l’esperienza della fatica e della resistenza.

Si ma, tornando a noi, oggi… perché parliamo così tanto di quanto faccia bene camminare?

Perché fare esercizio fisico potenzia il cervello, aumenta il flusso del sangue in aree cerebrali che svolgono un ruolo importante per la memoria e l'apprendimento.

Camminare riduce il rischio di malattie cardiache, aiutando a prevenire il diabete e l’obesità, stimolando il metabolismo, rinforzando il sistema circolatorio, migliorando il funzionamento delle difese immunitarie e dell’apparato respiratorio e molto altro, ma la cosa curiosa è che incide positivamente anche sulla nostra mente: è proprio il nostro sistema nervoso a trarre particolare giovamento dall’attività motoria.

Siamo in un periodo storico in cui gli stati altalenanti di umore e le preoccupazioni si sono acuite causa del lock down, guerre molto vicine, caro bollette, lavori precari e… mi fermo qui, perché voglio parlare di come trovare soluzioni e non fornire solo problemi.

Ecco, camminare aiuta ad interrompere il circolo vizioso dei “pensieri ossessivi”, cioè pensieri che si ripetono incessantemente nella nostra mente e che ci impediscono di focalizzarci sul momento presente, sul “qui e ora”, e trovare “risposte”.

Fate un esperimento: se siete davanti ad un problema al quale non state trovando una soluzione, infilate le scarpe da tennis, giacca e cappello e andate a fare un giro di 20 minuti circa e vedrete che, molto probabilmente, vi verranno in mente idee che non si erano palesate prima, perché il cervello si è ossigenato!

In queste mie affermazioni da ex atleta, e per quelli che pensano… vabbè è una rugbista… qualche botta in testa l’avrà presa, vi porto anche evidenze scientifiche!

Secondo uno studio americano del 2015 (Neumann), camminare influisce positivamente su ansia e depressione:

si è dimostrato che 200 minuti (circa 3 ore e mezzo) di cammino a settimana hanno prodotto dei miglioramenti nella sfera emotiva e nella socializzazione delle persone che si sono sottoposte a questo esperimento sociale.

Ad avvalorare tale tesi, uno studio compiuto in collaborazione tra Australia, Norvegia e Regno Unito, ha dimostrato che per chi non compie alcun esercizio fisico aumenta la possibilità (fino al 44% in più) di cadere in depressione.

Grazie alla camminata, inoltre, si riesce a combattere più efficacemente l’insonnia: un sano affaticamento fisico favorisce il nostro naturale ritmo del sonno. Il sonno è più profondo, più ristoratore e, quindi, più gratificante.

Anche lo stress si allenta, ci si rilassa, e il nostro umore migliora: l’attivazione dei muscoli stimola, infatti, i ritmi cerebrali che, producendo endorfine e serotonina (l’ormone del buon umore) producono a loro volta un senso di gratificazione e di benessere.

Camminare incentiva la disciplina: questa esperienza l’ho provata direttamente sulla mia pelle.


Quando giocavo a rugby a livello agonistico, le mie sessioni di allenamento si svolgevano con regolarità il lunedì, il mercoledì e il venerdì. Da quando ho smesso di giocare viaggio spesso per lavoro e gli orari non mi consentono più di rispettare una certa regolarità nelle sessioni di allenamento, per cui ho introdotto nelle mie abitudini un nuovo sport: “la camminata”.

Gli impegni inderogabili di lavoro, le riunioni continue dovute allo smart working, i ritardi e gli imprevisti offrono una buona scusa per non allenarsi. Per ovviare a tutto questo ho iniziato a “camminare” la mattina presto, prima che inizi il mio solito tran tran quotidiano. L’appuntamento col benessere è all’alba.

La sera prima preparo di fianco al letto le scarpe da jogging, la felpa e i pantaloni da allenamento. Questo escamotage mi permette, al suono della sveglia, di mettere i piedi giù dal letto e infilarli nelle scarpette anziché nelle ciabatte, così la felpa e i pantaloni come passaggio diretto dalla camicia da notte.

Ormai è diventato un meccanismo consolidato.

Decidere di andare a fare sport, quel giorno e a quell’ora precisa, deve essere, da parte tua, un impegno che assumi con serietà. Naturalmente è più semplice rispettarlo se ti sei organizzato con altre persone, ma anche se si trattasse soltanto di una corsa in solitaria, devi sforzarti di rispettare te stesso e le tue decisioni.

Durante le mie sessioni di allenamento mattutine, ho il piacere di constatare che ci sono sempre più persone che condividono i miei orari dedicati allo stile di “vita sportiva”. Infatti si stanno moltiplicando eventi sportivi come ad esempio la “RUN 5.30”, una camminata/corsa non competitiva nel cuore di diverse città che ha inizio alle ore 5.30 di un giorno lavorativo, il tutto per promuovere un sano stile di vita attraverso il movimento.

Inoltre, camminare regolarmente aiuta a superare i propri limiti. Ad ogni allenamento ti accorgerai di migliorarti. Più migliorerai e più ti renderai conto che puoi fare sempre di più. E la soddisfazione sarà enorme.


Camminare in gruppo, poi, presenta innumerevoli benefici, compreso il fatto che, avere una buona compagnia aiuta a tenere il passo e a non mollare.

Possiamo provare a chiamare un/una amico/a e, invece che trovarsi per un caffè, proporre: “Ehi… che ne dici di andarci a fare una passeggiata”?!?!

Ci sono anche tantissime associazioni che organizzano camminate in compagnia come “La Compagnia dei cammini” (cammini di pace, cammini con i cani, viaggi a vela e scarponi, cammini per bambini, viaggi con l’asino, trekking, turismo responsabile).

Un altro modo bellissimo di camminare è quello proposto dall’Associazione Italiana di Turismo Responsabile(AITR): “Camminare come forma di conoscenza del territorio”.

Andando ad un ritmo più lento, rispetto anche al motorino o alla bicicletta, si scoprono meraviglie di fianco a casa che nella fretta quotidiana non avevamo mai osservato o scorci che avevamo solo visto online.

Per cui, se camminiamo da soli o insieme ad altri...LA CAMMINATA DIVENTA UNO SPORT, perché allena le capacità psico-fisiche anche se non c’è nessuna medaglia o coppa in palio, ma c’è un premio molto più importante: TROVARE NOI STESSI.

Ringrazio il filosofo svizzero Jean-Jacques Rousseau per aver trovato meravigliose parole per esprimere il mio sentimento:

Non ho mai tanto pensato, tanto vissuto, non sono mai tanto esistito, stato tanto me stesso, se così oso dire, quanto nei viaggi che ho compiuto solo e a piedi”.

Augurandovi Buone Feste in CAMMINATA e un Buon 2023, amandovi un po’ di più, chiudo come ho cominciato, con dei versi di una canzone di Lucio Battisti “Per diventare noi… veramente noi”.

Dott.ssa Erika Morri



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