top of page

Il benessere dei giovani atleti tra studio e passione

Come conciliare due percorsi di eccellenza



Ascolta il Podcast dell'articolo


C’è una generazione di ragazzi e ragazze che ogni giorno tesse un equilibrio sottile: quello tra lo studio e un’attività sportiva agonistica che non è un hobby, ma una parte profondissima della loro identità e del loro benessere psicofisico



Sono i giovani atleti che, tra allenamenti intensi, gare, trasferte e compiti da svolgere la sera tardi, vivono una ‘doppia carriera’ che richiede disciplina, motivazione e resilienza.

In merito a queste attività, che coinvolgono i giovani atleti, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha istituzionalizzato il progetto “Studente Atleta di Alto Livello” con il Decreto Ministeriale n. 43 del 3 marzo 2023, riconoscendo ufficialmente il diritto degli studenti-atleti impegnati in attività sportive agonistiche di eccellenza a una maggiore flessibilità nel percorso scolastico.


Il provvedimento introduce il Percorso Formativo Personalizzato (PFP), uno strumento che consente di adattare tempi, modalità e organizzazione dello studio alle esigenze derivanti dagli impegni sportivi e prevede:

  • la personalizzazione del calendario delle verifiche e delle attività didattiche, così da permettere allo studente di conciliare allenamenti, competizioni e studio;

  • la presenza di un tutor scolastico, che segue lo studente, coordina i docenti e monitora l’andamento formativo;

  • la presenza di un tutor sportivo, incaricato di mantenere il raccordo con la società sportiva e di comunicare alla scuola gli impegni agonistici;

  • il riconoscimento di una quota di didattica digitale integrata, che rende possibile seguire parte delle lezioni anche online, senza compromettere la regolarità del percorso scolastico.


Quando la doppia carriera diventa benessere educativo

Una delle ricerche più citate sul tema della doppia carriera arriva dall’Università degli Studi di Roma ‘Foro Italico’. Il lavoro — firmato da Mascia Migliorati, Claudia Maulini ed Emanuele Isidori e pubblicato sulla rivista scientifica "Formazione & Insegnamento" — analizza il talento sportivo in chiave pedagogica, mostrando come lo sport agonistico, se inserito in percorsi scolastici personalizzati, favorisca identità solida, resilienza, autonomia e cooperazione, con ricadute positive anche sul rendimento e sul benessere degli studenti.


Secondo gli autori, la doppia carriera funziona quando: la scuola riconosce il valore educativo dello sport; i docenti costruiscono strategie didattiche personalizzate; esiste un patto educativo stabile scuola–famiglia–società sportiva; lo studente vive lo sport come spazio di crescita e benessere, non come fonte di pressione. 



L’analisi qualitativa dello studio indica che, nei contesti osservati, gli studenti‑atleti con PFP attivo mostrano risultati scolastici più stabili e maggiore autodisciplina, proprio perché la struttura mentale appresa negli allenamenti diventa una risorsa nello studio. Due mondi che, se sostenuti, possono diventare pilastri sinergici del benessere giovanile.


Benessere al centro: cosa serve davvero ai giovani atleti

Il percorso dei giovani atleti è spesso segnato da un delicato equilibrio tra studio, allenamenti e vita personale. L’intensità degli impegni sportivi, distribuiti tra mattina presto, pomeriggi e weekend, si intreccia con il ritmo scolastico quotidiano, generando talvolta stanchezza, stress e una costante sensazione di pressione.

Molti studenti riferiscono la difficoltà di sentirsi davvero compresi nelle loro esigenze, soprattutto quando il riconoscimento istituzionale del loro status di studente‑atleta o la sua applicazione risultano disomogenei tra discipline diverse.

In questo contesto, il benessere rischia di diventare un obiettivo fragile se non sostenuto da una rete educativa solida.


È qui che emergono con forza alcuni elementi fondamentali: una programmazione didattica chiara e condivisa, che eviti sovraccarico e ansia da verifica; un dialogo costante tra scuola, famiglia e allenatori, capace di prevenire drop‑out sportivi e scolastici; percorsi personalizzati che valorizzino lo sport come risorsa formativa e non come ostacolo; e un supporto psicologico ed educativo che aiuti i ragazzi a sviluppare resilienza, equilibrio emotivo e un’identità non centrata unicamente sulla performance.


Solo un ambiente che ascolta, accompagna e riconosce la complessità di questi percorsi può permettere agli studenti‑atleti di crescere in modo armonico, sostenibile e realmente rispettoso delle loro potenzialità. Alcune scuole programmano interrogazioni e recuperi per atleti con regole chiare, riducendo conflitti e ansia e supportando il benessere degli studenti senza abbassare gli standard. Tuttavia, molte scuole italiane non prevedono agevolazioni per i giovani atleti.


Cosa serve in concreto alla scuola italiana

Diffondere un protocollo PFP in ogni istituto con criteri di accesso, modelli standard, tempi chiari per comunicazioni e spazi per interrogazioni programmate; l’applicazione del protocollo ha dimostrato risultati positivi nelle scuole.

Formare i consigli di classe su sport e adolescenza, includendo formazione stabile su gestione dello stress, valutazione formativa e personalizzazione; esperienze FIGC e progetti con psicologi evidenziano che la competenza relazionale è fondamentale quanto l’organizzazione.

Valutare l’impatto con indicatori chiari (assenze per gara, esiti, benessere) nei Piani Triennali dell'Offerta Formativa (PTOF), per misurare l’efficacia dei PFP e ottimizzare i processi; strumenti ministeriali e FAQ (Frequently Asked Questions, "domande frequenti") supportano il monitoraggio e il ruolo del tutor scolastico/sportivo.



In sintesi 

In Italia, come abbiamo visto, sono già presenti le disposizioni normative necessarie a supportare gli studenti impegnati in attività sportive. La principale criticità riguarda però l’aspetto culturale: è fondamentale che la scuola si configuri come un ambiente capace di riconoscere e rispettare le esigenze specifiche degli studenti, accompagnando ciascuno nel proprio percorso e proponendo soluzioni su misura, evitando l’imposizione indiscriminata di regole uniformi.


Lo studio e la pratica sportiva non devono essere considerati ambiti incompatibili, ma richiedono una pianificazione condivisa, una proficua collaborazione tra istituzioni scolastiche e famiglie, oltre a una corretta applicazione delle norme vigenti. Investire su questi elementi rappresenta il presupposto essenziale per promuovere il benessere organizzativo nelle strutture educative e favorire il benessere personale dei giovani atleti.


Dott.ssa Anna Palermo

Commenti


bottom of page