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Lasciare la zona di comfort

Aggiornamento: 1 lug



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La mente umana è meravigliosa, apprende, memorizza, si adatta e nello stesso tempo ha una predilezione a ripetere gli schemi che conosce anche quando sono disfunzionali.

 

Il cambiamento è un processo virtuoso per la nostra vita perché ci fa mettere in discussione le nostre certezze e ci stimola a sperimentare nuove opportunità e alternative ma abbiamo una certa resistenza a cambiare le nostre abitudini e ad uscire fuori da una zona di comfort all’interno della quale ci sentiamo riconosciuti e protetti.


Il cambiamento, infatti,  necessita di uno sforzo culturale, emotivo e psicologico in quanto impone di dover rivedere le nostre abitudini, le nostre certezze, di intraprendere percorsi incerti.

Incerta è la via nuova che si intraprende, certa è quella che si conosce, quella che ci “conforta”. Ciascun essere umano costruisce, in modo consapevole e inconsapevole, la propria zona di comfort, modi di fare, di pensare, luoghi familiari, cibi abituali, tipologie di persone da frequentare. Coordinate spazio-temporali, relazionali ed emotive che ci danno sicurezza, che non richiedono un particolare sforzo di conoscenza e di adattamento. Uno spazio reale e simbolico in cui ci sentiamo riconosciuti e al sicuro, protetti e dove non abbiamo bisogno di metterci in discussione.


Quando usciamo dalle nostre coordinate abituali la nostra mente reagisce producendo sensazioni di disagio, incertezza, mette in discussione la propria capacità di analisi, di rappresentazione, di forza e determinazione in quanto deve confrontarsi con elementi sconosciuti da decodificare e da “metabolizzare”. Basti pensare  alle energie che mettiamo in campo  quando dobbiamo affrontare un viaggio in un luogo straniero, quando ci troviamo in un contesto relazionale nuovo, quando dobbiamo cimentarci in una prova mai affrontata.


La mente è attivata da una sensazione di disagio, di mancanza di controllo  e a volte invasa da sensazioni di imbarazzo e di incertezza che ci spingono istintivamente a rientrare nell’area che conosciamo e ad attivare gli schemi abituali.

Abituale è un termine che ci fa riflettere sulla differenza tra una mente aperta, pronta alle sfide, capace di tollerare la frustrazione dell’incertezza e una mente chiusa al cambiamento, forte solo nella routine e nell’abitudine; una differenza che  si misura attraverso la capacità di uscire dalla propria zona di comfort.


Una capacità che si acquisisce attraverso l’allenamento della capacità di andare verso nuove esperienze, di stimolare un pensiero critico soprattutto verso sé stessi e apprendendo a tollerare la paura di sentirsi inadeguati, fuori posto, giudicati.

La paura del giudizio, il sentirci fuori posto possono rappresentare occasioni preziose in cui apprendere ad allenare la nostra elasticità mentale, aprirci alla meravigliosa avventura dell’”esplorazione” .


Non si può mai attraversare l’oceano se non si ha il coraggio di perdere di vista la riva.”

(Cristoforo Colombo)


Perdere di vista la riva vuol dire perdere di vista l’esclusività del nostro punto di vista e allargare il nostro orizzonte di osservazione attraverso il confronto con il nuovo, con il diverso. Orizzonte che possiamo allargare uscendo fuori dalla nostra zona di comfort assaporando, ascoltando, guardando e toccando  in un modo nuovo, in contesti non ancora esplorati e apprendendo dalle nuove esperienze che bisogna tollerare la frustrazione del nostro limite di osservazione.


Chi non osserva oltre il limite della propria esperienza vive sì in una zona confortevole ma si priva di conoscere prima di tutto sé stesso perché come ci suggerisce Adam Braun “La vera scoperta di sé inizia dove finisce la propria zona di comfort”.



Prof.ssa Maura Ianni

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