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Quando l'uomo non ti desidera più

"...e non perché non ti ama"




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All’inizio lo senti: ti guarda con quella fame che parla più delle parole, ti sfiora anche solo per caso, ti desidera senza preavviso, come se tutto di te gli accendesse qualcosa.

Poi, lentamente, qualcosa cambia: ti ama, ti rispetta, c’è ma non ti tocca più, non ti cerca, ti guarda ma non ti vede e tu inizi a pensare che non ti ami più.


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La verità?

Spesso l’amore non c’entra, perché questo può restare, anche quando il desiderio se ne va. Il desiderio non è un sentimento, è chimica pura, è quella scarica di dopamina che attraversa il cervello ogni volta che l’altro ci appare nuovo, vivo, imprevedibile.

È l’energia della conquista, l’ebbrezza del “non ti ho ancora”.


All’inizio di una relazione, la dopamina esplode: ogni gesto è scoperta, ogni parola è promessa; ma col tempo, la novità svanisce, subentra la sicurezza e il cervello smette di inseguire. La dopamina è il carburante dell’attrazione: ti spinge verso ciò che è stimolante, verso ciò che “non è ancora tuo”; ma quando la relazione diventa prevedibile, il cervello maschile passa da “voglio lei” a “ce l’ho già”. E tutto ciò che il cervello percepisce come già conquistato, smette di generare eccitazione, non perché non sia più bello, ma perché non è più nuovo.


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Il desiderio, infatti, non si nutre di abitudine ma di tensione. E quando la routine prende il sopravvento, la dopamina si spegne lentamente, come una fiamma che finisce l’ossigeno. Lui inizia a desiderarti meno non perché sei cambiata, ma perché non riesce più a sentirsi vivo attraverso te.

La dopamina non è l’unica protagonista di questa storia. C’è un’altra sostanza che lavora in silenzio e spesso distrugge tutto: il cortisolo, l’ormone dello stress.


Quando nella relazione si accumulano tensione, critiche, lamentele o rancore, il cervello maschile entra in modalità difensiva; il cortisolo sale e con lui arriva un messaggio chiaro: “pericolo”.

Un corpo che si sente in pericolo non pensa al piacere, pensa alla sopravvivenza. Il suo cervello non si accende più, si protegge, non vuole più esplorare, vuole solo resistere.

È una dinamica invisibile ma potentissima: più stress, meno desiderio.

È matematica biologica.

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Molte donne lo interpretano come freddezza, come disinteresse, come distacco ma in realtà è esaurimento emotivo.

L’uomo che non desidera non è sempre un uomo distante: è spesso un uomo sotto pressione, che non ha più spazio mentale per sentire.

Lui non smette di amare: smette di reagire.


E succede piano: ogni volta che si sente criticato, non visto o dato per scontato, il suo cervello registra “stress” al posto di “piacere”, ogni volta che sente di “dover fare” invece di “voler fare”, la dopamina scende. Giorno dopo giorno, la spinta si affievolisce, finché non resta più nulla da inseguire. Il risultato è un uomo che c’è ma non brucia più, che ti ama ma non ti tocca, che ti rispetta ma non ti desidera.

Molte donne, nel tentativo di riaccenderlo, fanno l’opposto di ciò che servirebbe: aumentano la pressione, la richiesta, il controllo.


Qualche esempio: “parliamone”, “dobbiamo risolvere”, “dimmi cosa non va”.

Il desiderio non nasce nel confronto bensì nello spazio, nel margine tra certezza e mistero, tra presenza e libertà. L’uomo desidera quando si sente attratto, non costretto.

Non serve essere perfetta, serve essere viva. Non serve avere un corpo da copertina, serve avere energia.


L’uomo non desidera chi è impeccabile, desidera chi lo fa sentire capace, chi riesce ancora a provocargli quella scarica primitiva di dopamina che lo spinge verso di te, non per bisogno, ma per voglia.

Molte donne amano tanto, ma stimolano poco. Amano con dedizione, con costanza, ma dimenticano il gioco, la leggerezza, lo sguardo. E così, mentre la relazione cresce in profondità, si svuota di elettricità.

Il corpo umano funziona per contrasti: più sicurezza c’è - più serve sorpresa, più amore c’è - più serve tensione. Il desiderio non nasce dal bisogno, nasce dal piacere; per farlo rinascere serve curiosità non controllo, serve libertà non abitudine, serve presenza non peso.


Quindi:

  • smetti di pensare che la vicinanza spenga la tensione: la spegne la prevedibilità;

  • smetti di chiedergli attenzioni: dagli motivi per volertele dare;

  • smetti di pensare che il desiderio si accenda con l’ansia di perderlo: si accende quando entrambi tornate a essere vivi, non solo insieme, ma individualmente.


L’uomo non smette di desiderare una donna perché cambia lei, ma perché cambia ciò che sente in sé quando la guarda. Se il suo cervello è pieno di cortisolo e povero di dopamina, non è questione di volontà: è fisiologia. Non puoi riaccenderlo con la colpa o la pressione, ma solo con l’impatto emotivo.

Il desiderio non muore da solo ma quando smettiamo di nutrirlo, quando smettiamo di sorprenderci, di guardarci davvero, di toccarci per scelta e non per abitudine.

Quando la dopamina si spegne e il cortisolo prende il comando, l’amore resta, ma il corpo no.

Quindi se vuoi riaccenderlo, non cercare di tornare indietro: torna viva.

Perché il vero desiderio non nasce dal bisogno, ma dalla libertà di scegliere, ogni giorno, di volersi ancora.



Dott.ssa Samantha Galloppa

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