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Come si comporta un cervello innamorato?

La chimica dell'amore, della tenerezza e dell'attrazione



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Amore e Psiche: un legame indissolubile che Apuleio, nel II secolo d.C., ha

magistralmente esposto nella sua omonima opera metaforica della battaglia-unione tra istinto e razionalità, e lo studio di questo rapporto non ha mai sofferto di battute d’arresto, poiché l'uomo – in quanto essere senziente – tende sempre a comprendere nel profondo le "umane cose"; ma vediamo insieme a che punto sono gli studi sulla chimica dell'amore, della tenerezza e dell'attrazione, per capire come si comporta un cervello innamorato.


Cervello innamorato e neurobiologia: un po’ di storia

Il "pazzo sentimento", al centro del simpatico film del 1997 con la regia di Carl Reiner, fino a tempi relativamente recenti è stato appannaggio esclusivo del mondo dell’arte e della psicologia clinica, ma i veri e propri studi di neurobiologia applicata al campo della psicologia dell’amore si possono datare a partire dagli anni ‘90 del XX secolo, con un vero e proprio balzo in avanti – complice la notevole evoluzione della tecnologia relativa alla diagnostica per immagini - dal 1998 grazie a un lavoro scientifico di Sue Carter, che ha esplorato le varie risposte a livello neuroendocrino e comportamentale delle aree dell'encefalo in occasione dell’innamoramento e la conseguente evidenziazione delle aree interessate.

Quest’ultima è stata implementata da Helen Elizabeth Fisher, un’antropologa biologica e neuroscienziata americana che, grazie all’utilizzo della FMRI (Functional Magnetic Resonance Imaging), ha mostrato le zone cerebrali attive a esso collegate, sfociate poi, nel 2015 a cura di un team di ricercatori della Southwest University, nel

tracciamento di una cosiddetta mappa dell’innamoramento, la quale evidenzia il coinvolgimento nella chimica dell’amore di un circuito dopaminergico – che implica livelli di gratificazione differenti – facente parte di quello mesolimbicomesocorticale.

L’evoluzione dello studio della chimica del cervello innamorato, dopo l’attività pionieristica delle due scienziate, è avanzata inesorabilmente, arrivando a delineare differenti tipologie di risposta subordinate ai diversi momenti della manifestazione del sentimento.


Il cervello innamorato: gli ormoni coinvolti

Sulla base degli studi della Dr.ssa Fisher, si è compreso – anche se tale termine deve, come sempre in questo campo, essere considerato con le dovute cautele – che l’innamoramento parte dell’ipotalamo - posizionato nell’area compresa tra i due emisferi - per poi coinvolgere ben dodici zone dell’encefalo le quali liberano – o riducono - gli ormoni come la serotonina e la dopamina, ossia particolari sostanze neurochimiche che svolgono la funzione di messaggeri nel sistema neurologico.

Oltre ad essere coinvolti in numerose funzioni organiche fondamentali come la qualità del sonno, una buona digestione e un corretto controllo motorio, questi neurotrasmettitori, nello specifico, sono fortemente correlati allo stato di benessere e alla sensazione di felicità. La dopamina, l'ormone della motivazione, potenzia la motivazione e la determinazione a raggiungere un obiettivo – l'oggetto dell’innamoramento -, attivando un sistema di ricompensa e gratificazione e innescando la diminuzione della produzione di serotonina. Quest’ultima, in particolare, permette di controllare gli sbalzi d'umore e di regolare il nostro stato d’animo, riducendo gli stati d’ansia. Con l’attivazione della dopamina si innesca la diminuzione della produzione di serotonina, da qui il comportamento ossessivo - se lo si vuole definire così - del soggetto innamorato. Poi troviamo l'ossitocina,

l’ormone dell'amore, che innalza il livello di fiducia nel partner favorendo l’aumento delle sensazione di affetto, empatia, generosità e che, nel contempo, abbassa lo stress.

Infine, l'adrenalina, che crea stress positivo e innalza il livello di concentrazione e la voglia di agire, di mettersi in gioco e, insieme a ossitocina e dopamina, provoca l'euforia che si prova quando una relazione ha inizio.

Complice il periodo storico in cui viviamo, caratterizzato da ritmi di vita frenetici e mille preoccupazioni, la necessità di curare il nostro amore e soprattutto il nostro umore è assolutamente fondamentale.

Per fortuna un importante alleato del nostro cervello è proprio il cibo, che con le sue particolari caratteristiche ci permette di godere di livelli benefici di serotonina e dopamina. 


Quali sono i cibi che nutrono anima e corpo

Uno degli alimenti più famosi per il suo ruolo benefico per l'umore è sicuramente il cioccolato fondente, un vero e proprio antidepressivo naturale, in grado di risollevare l'animo grazie anche alla presenza del triptofano, precursore della serotonina, e della teobromina, che stimola le endorfine, donando un'immediata sensazione di felicità.

Così come il cioccolato esistono decine di altri alimenti benefici per l'umore, come la frutta secca, il pesce azzurro, i semi di sesamo e zucca e l'avocado, in grado di migliorare all'istante lo stato emotivo, influenzando la produzione della serotonina e della dopamina.

Come combattere quindi le preoccupazioni quotidiane e lo stress dopo tante ore di lavoro? Una bella spolverata di cacao è la risposta giusta!

Non c'è niente di meglio che terminare un pasto con una fetta di torta al cioccolato, ancor di più se condivisa con il proprio partner, per ritrovare il giusto umore, stimolare l’euforia, la fantasia sotto le lenzuola e gratificare così mente, corpo e anima.

Quindi gli ormoni prodotti da un cervello sereno e appagato sovrintendono alle varie fasi dell’innamoramento, nei limiti delle loro funzioni e concentrazione nell’organismo e alle fattispecie generali dell’amore, nella sua immensa complessità e unione di una grande varietà di sentimenti e atteggiamenti diversi fra loro di cui fanno parte la tenerezza - la volontà di stare in dolce e affettuosa compagnia del partner - e l'attrazione, che rappresenta - nelle sue sfaccettature romantica, fisica o mentale - il desiderio di fare parte del suo universo.


Dott.ssa Lisa Di giovanni

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