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Sempre più connessi ma sempre più soli



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Oggi siamo sempre più connessi ma sempre più soli. Chiusi in una solitudine esistenziale che ci fa percepire di essere in sintonia con un mondo che ormai non sappiamo se è vero, falso o verosimile.



Una bulimia di connessioni, di informazioni, di suggestioni riempie la nostra mente attraverso la relazione con dispositivi sempre più tecnologici e lontani dall’autenticità dell’essere.

In compagnia dei  nostri amici virtuali abbiamo premura di mostrarci sempre super filtrati, più alti, più snelli, con meno rughe, più capelli e lo sguardo felice e appagato.

Mostrarci è  il vero paradosso che ci rende sempre più soli a contatto con le nostre imperfezioni che  mostriamo solo  a noi stessi nell’intimità del nostro piccolo spazio residuale di vita reale.



La realtà che senza filtri ci mostra come siamo e non come vorremmo essere, che si impone e che ci impone di essere. Essere,  è questo il vero problema della nostra contemporaneità che ormai ci ha educati a rifugiarci in un mondo virtuale; ci fa sentire meno soli e meno angosciati per tutto ciò che ci ricorda, che nelle guerre si muore davvero e che il dolore fa male e non c’è nulla che lo può anestetizzare.



Anestesia dei pollici in su, che ci fa sentire membri di una comunità che ha come motivazione esistenziale la condivisione superficiale di ciò che mangio, dove vado in vacanza, i vestiti che indosso, la musica che ascolto. Guai a non apparire in forma smagliante e con gli accessori giusti che fanno la differenza e che procurano più like. Tanti pollici in su e il gioco è fatto e la mente si appaga di un senso di appartenenza e ci fa sentire meno soli. Solitudine connessa che  nutre la mente di contemplazioni illusorie e la fa  digiunare di sicurezza e di compagnia.


“La tua virtù è la mia sicurezza.

E allora non è notte se ti guardo in volto, e perciò non mi par di andar nel buio, e nel bosco non manco di compagnia perché per me tu sei l'intero mondo. E come posso dire  d'esser sola se tutto il mondo è qui che mi contempla?” 

(William Shakespeare


Torniamo ad esplorare la realtà, ad esperire con i sensi, a contattare l’essere parte di un mondo imperfetto che ci accoglie e ci sostiene, anche nelle nostre fragilità. Un mondo fatto di abbracci, strette di mano e sguardi profondi.

Torniamo ad essere umani, sinceri e con le nostre meravigliose imperfezioni e unicità. Torniamo ad incontrarci, a confrontarci, a sostenerci, ad assaporare l’uno il profumo dell’altro, a godere dell’aria, della luce del sole e della meraviglia della luna.

Godiamo dell’alba e del tramonto, della gioventù e della vecchiaia, della solidarietà, della gentilezza e della PACE.


“Amico mio, accanto a te non ho nulla di cui scusarmi, nulla da cui difendermi, nulla da dimostrare: trovo la pace... Al di là delle mie parole maldestre tu riesci a vedere in me semplicemente l'uomo.”

(Antoine de Saint-Exupery)



Prof.ssa Maura Ianni


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