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L'editoriale

Cari lettori,
Il caldo interminabile lascia pian piano posto alla frescura del mese di settembre, un mese che caratterizza per molti di noi una ripartenza, come ci spiega Valentina Ragonesi. Questo mese porta con sé una voglia genuina di ripartire, ma per farlo davvero, bisogna sapere da dove: parliamo dei capi di abbigliamento conservati nel nostro guardaroba.
Settembre segna la fine delle vacanze e questo può lasciare un senso di malinconia, stanchezza e demotivazione; la Dott.ssa Lisa Di Giovanni la definisce sindrome da rientro . Non è una malattia, né un disturbo psicologico riconosciuto, ma un periodo di adattamento che può accompagnare il ritorno alla vita di tutti i giorni. Vivremo di nuovo seguendo l'orologio: ci sveglieremo, lavoreremo, mangeremo e andremo a dormire in orari ben definiti.
Eppure esiste un altro orologio, molto più preciso e sofisticato, che non indossiamo al polso ma che è presente all'interno del nostro organismo. Secondo la Dott.ssa Simona Repetto è il nostro orologio biologico, un sistema di regolazione che coordina praticamente ogni funzione vitale. Parliamo di ritmi circadiani, ossia tutti quei fenomeni biologici che si ripetono con una periodicità di circa ventiquattro ore. In questo periodo dell'anno, dove i ricordi della trascorsa estate lasciano spazio alla nostalgia, secondo il Dott. Antonio Nuzzachi può venirci incontro "la scrittura", soprattutto quella fatta con il cuore e con la mano; essa rappresenta un balsamo prezioso per il nostro benessere psicofisico.
È un ritorno alle emozioni autentiche, un modo per riconnettersi con sé stessi e con gli altri. Il benessere è strettamente legato anche alla qualità delle relazioni che abbiamo, come evidenzia la Prof.ssa Maura Ianni, in quanto le relazioni sono veri e propri elementi nutritivi per la salute della nostra mente. Avere amici, parenti, colleghi con i quali si ha il piacere di trascorrere ore in armonia, è elemento fondamentale per garantire alla nostra mente una serie di sinapsi che generano energia positiva.
Ricordare le belle passeggiate di una figlia mano nella mano con il suo papà. Secondo la Dott.ssa Giulia Gregorini, una figlia, prima o poi, smette di tenere la mano di suo padre. Ma nessuna smette davvero di portarlo dentro di sé. Lo ritroverà nel modo in cui si guarderà allo specchio. Nella fiducia che avrà in sé stessa. Nella libertà con cui prenderà il proprio posto nel mondo.
E, inevitabilmente, nel modo in cui amerà e si lascerà amare. Perché il padre non è soltanto uno dei protagonisti dell’infanzia, è una presenza che continua ad abitare la vita psichica di una figlia, anche quando il tempo è passato, le strade si sono divise o lui non c’è più. Così come i bravi papà, esistono madri di cui pochi, forse nessuno, si accorge. Sono invisibili, la loro fatica non è evidente; silenziose, spesso nell’ombra, non amano raccontare loro stesse e non desiderano entrare nelle conversazioni. Sono le madri dei figli con difficoltà, disturbi o bisogni speciali.
La Dott.ssa Cristiana Rende sottolinea come le loro storie sono così diverse ma incredibilmente simili per i vissuti emotivi che le accompagnano. Apriamoci ad un rinnovamento lasciando cadere i vecchi schemi, contorniamoci di amici e di parenti, pratichiamo l'amore a prescindere e curiamo il nostro corpo. Settembre ci chiede questo.
Buona lettura.
Dott. Vito Gadaleta
Direttore responsabile