
Quella grandissima Z.....della maestra
Autore: Luca Gennasi
Editore: Curcio
L’11 luglio 1982 non è soltanto la data di una finale entrata nella storia del calcio italiano. Nel romanzo di Luca Gennasi diventa una soglia della memoria, il punto da cui riaffiorano amicizie, amori, illusioni e sconfitte, insieme a quella sensazione irripetibile degli anni in cui il futuro sembra ancora tutto da scrivere. La mia partita a scacchi si muove proprio tra ciò che è stato e ciò che resta, tra il ragazzo che correva dietro a un pallone e l’uomo chiamato, molti anni dopo, a confrontarsi con le conseguenze delle proprie scelte. Il calcio è il primo grande filo conduttore della narrazione, ma sarebbe riduttivo considerarlo un romanzo sportivo. Il pallone diventa piuttosto un codice attraverso cui leggere l’esistenza: l’infanzia, le amicizie, l’ambizione, il desiderio di emergere, le sconfitte e il senso di appartenenza che nasce sui campi e negli spogliatoi. Il presente di Marco adulto, nel 2001, sposato e padre, dialoga continuamente con il passato e soprattutto con quel 11 luglio 1982 che appartiene anche alla memoria collettiva italiana. La finale dei Mondiali di Spagna diventa così una sorta di calendario sentimentale intorno al quale si dispongono persone, luoghi e aspettative.
Gennasi ricostruisce quegli anni attraverso jukebox, canzoni, motorini, vacanze al mare, bar, amicizie e partite improvvisate, sullo sfondo di una Bologna che cambia insieme ai suoi personaggi. Il linguaggio è diretto, colloquiale, a tratti ruvido, capace di alternare nostalgia e ironia. Accanto al calcio trova spazio l’amore, soprattutto nella relazione tra Marco e Anna, che accompagna il protagonista dalla leggerezza della giovinezza alle responsabilità dell’età adulta. Il sentimento deve misurarsi con il tempo, la famiglia, il desiderio, la delusione e la perdita della fiducia, senza trasformare i protagonisti in figure esemplari: sono esseri umani contraddittori, fragili, talvolta egoisti e capaci di ferire proprio chi ha condiviso con loro una parte importante della vita. È qui che il titolo acquista il suo significato più profondo. Gli scacchi diventano metafora dell’età adulta, quando vivere significa prevedere conseguenze, attendere, difendersi e scegliere una mossa sapendo che ne provocherà un’altra. Da una parte c’è l’immediatezza del calcio, fatta di istinto e adrenalina; dall’altra la lentezza della scacchiera, dove ogni decisione richiede strategia. In mezzo c’è la vita, che raramente consente di affidarsi a una sola delle due logiche.
La componente autobiografica si intreccia con l’invenzione narrativa: l’esperienza dell’autore con il calcio confluisce in Marco, mentre la vicenda sentimentale e la passione per gli scacchi appartengono alla finzione. Ne nasce un romanzo vitale e generazionale, nostalgico senza indulgere nella malinconia, capace di raccontare soprattutto la distanza fra ciò che immaginavamo sarebbe stata la nostra vita e ciò che, mossa dopo mossa, è diventata. Luca Gennasi, imprenditore e scrittore bolognese nato a Casalecchio di Reno nel 1965, dopo "Quando la vita ricomincia"," Un amore imperfetto" e "A un passo dai sogni", firma un libro che sembra avere un’urgenza più personale: tornare indietro non per correggere la partita, ma per osservare la disposizione dei pezzi e comprendere il senso delle mosse compiute. Perché alcune partite si vincono, altre si perdono, e altre continuano dentro di noi molto tempo dopo aver abbandonato il campo.
Quello che colpisce è quanto siano diversi tra loro questi racconti, eppure quanto si tengano insieme. Si passa dal Giappone feudale a un rione del Sud Italia, da Tombstone a Siviglia, da Hawaii a Manhattan, e non ci si perde mai; la voce narrante cambia registro ogni volta, si adatta al personaggio, non resta mai uguale a se stessa. Il vecchio giapponese arrivato in Spagna parla come chi ha imparato a convivere con una nostalgia che non guarisce. Il vecchio texano parla come uno che ha aspettato settant'anni per raccontare l'unica cosa che non ha mai detto a nessuno.
Un altro punto forte è la ricerca storica che sta dietro ai dettagli: si nota la precisione con cui si menzionano dettagli storici che difficilmente sono noti al grande pubblico; nulla è lasciato al caso sia nella parte più narrativa e romanzata che nella parte storica: una data, un'arma, un personaggio, non sono mai inseriti fuori contesto.
Il racconto destinato a far viaggiare indietro nel tempo è L'intervista: la voce del vecchio che ricorda Wyatt Earp e Doc Holliday è così viva che dimentichi di stare leggendo, e il finale è di quelli che ti restano addosso per giorni. Ma anche Il Ponte Spezzato, la storia dei samurai naufraghi in Spagna, ha un finale che è tra le cose più belle scritte su cosa significhi perdere e mantenere un'identità allo stesso tempo.
A voler essere onesti fino in fondo: il cambio di ambientazione e di registro tra un racconto e l'altro è la forza del libro, ma richiede anche un lettore disposto a ricalibrarsi ogni volta. Chi cerca un romanzo con una trama continua potrebbe ritrovarsi spiazzato all'inizio. Ma proprio questa varietà, tenuta insieme da un tema così preciso, è quello che rende la raccolta più di una semplice antologia.
Un libro che non alza mai la voce, e che per questo si fa ricordare.
Dott.ssa Lisa Di Giovanni