
Miracoli a comando
Autore: Ilaria Palomba
Editore: Les Flaneurs
Alejandra Pizarnik è stata raccontata molte volte, spesso attraverso l’immagine della poetessa maledetta, segnata dall’inquietudine, dalla solitudine e da un rapporto quasi ossessivo con la parola. Ilaria Palomba sceglie invece di avvicinarla dall’interno, nel punto in cui vita e scrittura sembrano diventare inseparabili. A prendere la parola è l’Ombra di Alejandra, che la interroga e la accompagna attraverso frammenti di vita, amori, diari, psicoanalisi e letteratura. Buenos Aires e Parigi diventano così luoghi reali e interiori di un’identità continuamente cercata e rimessa in discussione. Tu volevi solo ardere prova soprattutto a sottrarre Pizarnik all’immagine di una donna inevitabilmente destinata alla morte. Nel libro c’è l’abisso, ma anche una smisurata fame di vita. Il verbo ardere acquista allora un significato più ampio: desiderare senza misura, oltrepassare le convenzioni, cercare una lingua capace di esprimere ciò che le parole comuni non riescono a contenere.
Palomba restituisce questa tensione con una prosa densa, colta e visionaria, attraversata da fuoco, specchi, ombre, notte e silenzio. Proust, Gide, Sade e Artaud entrano in questo universo come interlocutori ideali, mentre particolarmente suggestiva è la «biblioteca-ossario», dove i libri diventano specchi e la lettura assume quasi la forma di un rito. La domanda centrale supera così la stessa vicenda di Pizarnik: che cosa accade quando la scrittura non è più qualcosa che si fa, ma qualcosa attraverso cui si esiste? Palomba suggerisce una risposta significativa: la poesia non è riuscita a salvare Alejandra, ma ha continuato a raggiungere altri. La letteratura può nascere da una ferita senza esaurirsi in essa. Completa il volume Mariella Soldo con La migliore delle solitudini. Un sogno di Alejandra Pizarnik, racconto sospeso fra realtà e sogno nel quale una sconosciuta intravista in un caffè viene successivamente riconosciuta, sulla copertina di un libro, come Alejandra. I due testi finiscono così per dialogare: nella Lettera è l’Ombra a raggiungere Pizarnik; nel racconto conclusivo è la sua poesia a raggiungere un’altra donna. Rimane una Pizarnik difficile da confinare nella definizione di poetessa dell’abisso: contraddittoria, affamata di assoluto, per la quale la parola diventa il luogo in cui tentare di rendere sopportabile l’esistenza. Alejandra Pizarnik non voleva soltanto scomparire: voleva sentire, attraversare, portare la parola fino al limite. Voleva ardere.
Dott.ssa Lisa Di Giovanni