TACERANNO ANCHE I PASSERI

€ 16,00Prezzo
  • Genere: Narrativa

    Pagine: 240

    Codice Ean: 9791254510810

  • Correva l’anno 1926, a Bari, quando si verificò un suicidio in un ufficio statale: quello del dipendente delle Ferrovie, Gaetano Innamorato. Un tragico evento, che sarebbe stato subito archiviato, se non fosse stato per l’intuito di Alcide Saponaro, sostituto procuratore del Re e del fiuto investigativo del maresciallo Albino Casati. Dopo aver scovato in casa della vittima, una vasta collezione di cartoline erotiche e altrettante misteriose lettere respinte al mittente, gli inquirenti si insospettirono, ritenendo che fosse, quasi, ipotizzabile un reato di “istigazione al suicidio”. Mancavano, però, le prove ed erano quelle da reperire, con interrogatori mirati ed indagini ad “hoc”. «Era già qualche giorno che aveva deciso di liberare la scrivania dall’ingombro di quel fascicolo, nel quale comunque qualcosa d’altro era confluito. Nulla tuttavia che consentisse d’ipotizzare l’istigazione al suicidio. Sulla sorte degli atti aveva ricevuto l’assenso del procuratore; aveva anche considerato le implicazioni possibili, però ancora indugiava. Per pigrizia, certo, ma ancor più perché nel fondo più recondito della sua mente qualcosa non quadrava con esattezza. E per fugare quell’oscuro dubbio aveva domandato al maresciallo Casati un estremo controllo il cui esito, però, ancora non lo aveva del tutto persuaso.» Con la vicenda del suicidio si intrecciano anche le sorti della signorina Rosa Diodato, la donna che respingeva al mittente le lettere dell’Innamorato: una procace signora sposata, interrogata dal magistrato Saponaro, che, a sua volta, coinvolgerà nell’indagine, anche un mago, col nome d’arte di Altavàn e la sua bella assistente Agata. Un covo di negromanzia, ma anche uno studio fotografico dove si scattano foto osé, realizzate dallo stesso “mago”, la cui vera professione era quella di fotografo. Frodi, filtri d’amore, ricatti: una serie di intrighi che si celano dietro quelle stanze e tante le persone coinvolte in una fitta tela di raggiri. Un’occasione imperdibile per il sostituto procuratore del Re, Alcide Saponaro, desideroso di far presto carriera e farsi notare dalle gerarchie del fascismo, facendo piazza pulita di tutte “le vecchie sozzure”. «Sentite questi passeri, Casati? Sono gli unici che sembra- no aver voce, comprendere che è cambiata l’aria, che i tempi sono maturi perché le monnezze vengano alla luce, si faccia finalmente pulizia. A che vale cambiare governi, scegliere uomini nuovi al comando, dettare regole nuove e fare discorsi imperativi ai balconi se poi... se nella pratica di ogni giorno si rimane ancorati alle vecchie prudenze, alle cautele, al rispetto e all’ossequio per l’autorità? Scusate, dunque, lo sfogo. Non era diretto alla vostra persona, se m’intendete». Casati non mosse ciglio. Certo che aveva inteso, non era un babbeo.»