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Il nutrimento dei contadini

€ 10,00Prezzo
  • Editore: Costa Edizioni

    Pagine: 61

     

     

  • "Il nutrimento dei contadini è un libro nel quale le ricette rappresentano il corollario di una approfondita trattazione del contesto socio-economico di riferimento, delle materie prime impiegate e della loro storia, dei luoghi dove il cibo veniva preparato e degli oggetti utilizzati, dei momenti del consumo nell’arco della giornata e dell’anno.

    In definitiva una approfondita trattazione della vita dei contadini nella quale la storia, gli aspetti sociali e antropologici, l’economia della terra, la lucida, puntuale e scientifica analisi degli usi e delle tradizioni fanno da imprescindibile substrato di riferimento alle abitudini alimentari” (Dino Mastrocola)

    Il libro di Francesco Galiffa ha il pregio di raccontare minuziosamente e con grande sensibilità le liturgie gastronomiche in uso nelle famiglie contadine, tramandate da generazione a generazione come patrimonio identitario familiare. Le ricette riportate sono raccontate con una devozione poetica e si leggono con l’interesse che si prova nel seguire la trama di un romanzo e non come abbecedario di una pratica meramente manuale.

    Dopo “L’oro dei contadini” (Tabula Fati, 2017) e "Eravamo contadine" (Arsenio Edizioni, 2021), Francesco Galiffa torna dal suo pubblico con il nuovo libro “Il nutrimento dei contadini”, edito da Costa Edizioni. Il testo, fin dalle prime pagine, presenta la sua estrema efficacia, discostandosi da un mero ricettacolo del passato, raccontando con minuzia e passione il contesto socio economico dei contadini di quel tempo, ma soprattutto pone l’attenzione sulle materie prime impiegate, sui luoghi dove tutto avveniva, e sulla storia che circonda le interessanti usanze del contesto di riferimento. 

    Una trattazione, quella di Galiffa capace attraverso tramandi orali, di riprendere la vita dei contadini di quel tempo storico, setacciandone gli aspetti antropologici e sociali e compiendo maggiore attenzione sulle abitudini alimentari.

    Il libro di Galiffa ha come missione principale quella di salvaguardare “la memoria”, mettere in salvo informazioni che altrimenti andrebbero via via perse nel tempo. Da qui nasce un testo che mette insieme antiche pratiche e ricette, sviando dall’idea di essere un semplice abbecedario ma risultare un valido alleato per chi intende conoscere il passato. Sono molte le fotografie presenti nel testo, ognuna di esse illustra strumenti e luoghi del passato, trasportando il lettore in un contesto inedito. L’analisi di Galiffa permette un’attenta divisione del tessuto sociale: a quei tempi, infatti Nord e Sud erano fortemente dislocati, i primi chiamati “polentoni” per il grande consumo di quest’ultima, mentre i secondi “terroni” per la lavorazione della terra. Entrambe le fazioni, tuttavia, come racconta l’autore, avevano un’alimentazione prevalentemente agricola.

    L’autore, nel suo libro, regala forte centralità al cibo, presentando pasti che non solo sono stati tramandati nel tempo fino ad oggi, ma che restituiscono un forte patrimonio identitario delle famiglie dell’epoca. Un approccio passato che oggi tende a far rima con numerosi requisiti richiesti dalla buona tavola: genuinità dei prodotti, filiera corta, produzioni che tengano conto della sostenibilità ambientale. Un ritorno al passato che Galiffa presenta e descrive in maniera eccelsa nel suo saggio.

    Il libro, frutto di una ricerca ventennale, vuole in qualche maniera dare voce “ai vinti”, ovvero tutte le donne e gli uomini contadini, spinti ad una marginalità sociale. Il saggio di Galiffa può, in qualche manier,a dividersi in due blocchi principali: nel primo vi è una codificazione classica delle ricette, mentre nella seconda parte si predilige la narrazione, poiché molte delle ricette sono state raccontate “ad occhio”, con quantità ed ingredienti senza unità di misura.

    Il libro di Costa Edizioni racconta in maniera eccelsa la vita passata della Val Vibrata, secondo una narrazione descrittiva capace di accompagnare il lettore sui luoghi del passato: da qui Galiffa descrive le case di allora, l’utilizzo del tavolo di casa per molti impieghi di vita quotidiana. Egli racconta la storia di Arnaldo, classe ‘32, impiegato a quei tempi nella realizzazione di strumenti importanti per la vita quotidiana (maccherenàre, setàcce, colàstratte…)

    Di grande centralità, nell’alimentazione contadina, la preparazione e la degustazione del pane fatto in casa. Il grano, di fatti, assume un forte valore, chiamato ironicamente anche “oro contadino”.

    Da qui un’attenta analisi sui processi di coltivazione, con un occhio di riguardo per ciò che concerne la mietitura e la trebbiatura. Passaggi raccontati dall’autore con eccelsa padronanza di termini, seguendo il flusso dei pensieri e dei ricordi di molti contadini o figli di contadini di quegli anni.

    Accanto al grano, l’autore compie un viaggio culinario attraverso il mondo dei legumi, degli ortaggi, del buon vino e dell’olio buono.Un viaggio, quello permesso al lettore, in un mondo passato, dove gli animali “grossi” avevano un ruolo centrale nella vita contadina.

    Una ricerca, quella di Galiff,a dedicata a Libero Masi, primo governatore Slow Food per l’Abruzzo e il Molise, e a Giulio Fiore, la cui vita è stata dedicata al recupero ed alla trasformazione dei cereali antichi, scomparso nel 2022, in era Covid-19.

    Entusiasmante la postfazione di Matteo di Natale, capace di compiere una veloce e definitiva panoramica sullo straordinario lavoro di Francesco Galiffa.

    Un libro che, attraverso diverse ricette e il corredo di numerose foto, permette al lettore la visione di un mondo tramontato, la possibilità di ricreare “sapori del passato”, l’utilizzo di termini dialettali ormai sconosciuti a molti.

    Un testo coinvolgente e scorrevole, una tradizione da salvare e tramandare, una penna sensibile e attenta, un libro che svia dalla mera pratica manuale e che intende riportare alla luce vecchi saperi e sapori, attraverso un viaggio sulle tavole dei contadini della Val Vibrata.

     

    Miriana Kuntz

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